Di ricadute e altre storie

Che poi mi ero convinta che di qui non ci sarei passata più. Invece a quanto pare quasi per caso ci finisco dentro, per ingordigia, ovvio, ma anche perché non sono proprio capace di dire no, fino a lì non vado più. Così il 31 luglio mi trovo a casa dello spacciatore a aspettare che arrivi la coca, e vado poi a farmi una riga nell’antro di un portoncino poco distante, con il mio nuovo amico di coca, cui racconto un po’ di palle e dopo di che lo banno in modo che non possa più chiamarmi o messaggiarmi. E ancora ieri e questa mattina, accompagno Simo a Baggio e accetto la riga che mi offre e che ci facciamo in auto prima di partire, e poi questa mattina lo vado prendere per riportarlo a casa e ottengo il suo vero nome, il suo luogo di nascita quello che sceglie di raccontarmi della sua vita scombinata e con poco senso.

Ora, le droghe, queste droghe, posseggono un grande potere.

I figli del mio compagno di tre anni e sette mesi (a tanto siamo arrivati, nonostante qualche brevissima separazione e tentativo di chiudere) mi fanno molta pena. La loro collettiva e individuale sofferenza mi urla addosso.

L’ultimo giorno di giugno

Oggi è il 30 giugno 2019. E io come ogni tanto trascorro del tempo a provare a capire come imparare a scrivere un blog secondo i criteri di WordPress.com. Sono tentativi: e infatti procedo per tentativi ed errori. Quello che non faccio però è scrivere, e questo mi manca.

Ho preso alcune decisioni in questi due giorni, e spero di riuscire a mantenere la parola. La decisione più importante è quella di smettere una volta per tutte di fare uso di droga. Non sarà facile, perché in questi ultimi mesi, diciamo, dopo un periodo assolutamente drug free, ho ricominciato a usare occasionalmente cocaina, e a goderne. Ma non è questo che voglio per me: sappilo, lettore, per favore.

Per te

Silenzio. Stasera parlo io. Per una volta, tu dalla vita complicata e interessante, tu dalla bella voce che invoglia quasi sempre all’ascolto, tu che sai tante cose, taci. In realtà sto esagerando: tu spesso taci, e mi lasci spazio, solo che hai quella qualità di pensare a più cose nello stesso momento. E anche di essere tante cose nello stesso tempo. Forte eppure fragilissimo. Onesto eppure ambiguo. Bisognoso eppure indipendente e orgoglioso. Sei, soprattutto, strano. Io credo che tu abbia una qualità bellissima: sei capace di mentire a te stesso e a crederci e a non crederci nello stesso tempo. Così, nonostante ti sia confrontato con la morte più volte, nello stesso tempo ti credi immortale. E questo mi commuove, mi commuove fortemente. Sei imperfetto, e io ti amo.

Vorrei che non mi avessi messo quell’aut aut. Eppure quell’aut aut mi spaventa e, seppure non mi abbia fatto completamente desistere, fa sicuramente da deterrente. Parlo dell’uso di droga, e del fatto che ho promesso che da oggi, primo luglio duemiladiciannove, non snifferò più neanche una riga di coca.

Da qui, tu e tutti coloro che potrebbero leggere, capiranno che ho dei trascorsi, Ma è finita, o quasi finita.

Poi c’è il lavoro. Ho bisogno di cambiare lavoro. Devo preparare un cv come si deve, e cominciare a usarlo. Anche utilizzando LinkedIn per esempio, visto che da qualche parte ho letto che, se usato sapientemente, il social del lavoro può effettivamente aiutare. In ogni caso, dovrò prima o poi mettermi in moto. E adesso, con le ferie che si avvicinano, potrei anche trovare il tempo per prepararmi, prepararmi a mollare. In fondo, ho davanti a me ancora più di dieci anni di lavoro. Voglio trascorrerai dove sono ora? No. No. E poi no. Però per fare questo ho bisogno di rifare il mio cv, di adattarlo alle esigenze della ricerca di un lavoro meno specifico di quello che faccio ora. E poi devo scrivere una lettera motivazionale che sia in grado di attirare l’attenzione, di far soffermare lo sguardo di chi legge.

Eccomi qui, dunque: lavoro come assistente sociale, in un servizio specialistico, la tutela dei minori. Questo da 7 anni. Prima, per dieci anni, ho lavorato come assistente sociale in un servizio sociale di base, dove comunque mi occupavo principalmente di minori e adolescente, Prima ancora, per circa dieci anni, ho lavorato come operatrice sociale – un misto tra educatrice e assistente sociale e lavoratrice generica del sociale – in strada, in carcere, nel cosiddetto privato sociale. Lavoro in questo settore dal 1993, con pause tra il ’93 e il 96, e continuativamente dal 1997. Dunque lavoro dal circa 26 anni, ma i primi due o tre non proprio seriamente: part-time, con lunghe pause tra un lavoro e l’altro: tanto tempo per fare altro. Per guardarmi intorno, per studiare, per leggere, per drogarmi, per sperimentare diversi tipi di vita.