Una giornata assurda

E per fortuna che è finita. Avrei dovuto stare a casa. Giuro che da oggi in poi quando vado dal medico perché non mi sento bene e non riesco ad andare in ufficio chiedo due giorni. Due giorni non può che essere il minimo per poter riprendermi, e stare di nuovo, non dico bene, ma meglio. Due giorni, quindi.

Infatti oggi ho voluto andare in ufficio, ma all’una me ne sono tornata a casa. Adesso sto meglio. Sì, non bene. Ma meglio, tanto da riuscire ad affrontare quale che mi aspetta domani e dopo ecc.

Ma la giornata difficile è stata venerdì: accompagnare P. a Kairos (una comunità educativa a Vimodrone), accordarmi per farlo accogliere, mettermi d’accordo perché lui potesse trasferirsi domenica. Già, una cosa strana. Comunque non ho avuto una grande impressione di questo don Claudio. A parte che se quello che P. ha riferito è vero, cioè che gli hanno offerto una canna, questa non è una gran cosa. Capisco che non si possa controllare qualsiasi cosa, però forse il fumo non deve circolare così liberamente in comunità. Bisognerebbe poter approfondire. E non credo di avere il tempo di farlo, non in questo momento.

Così domenica P. è entrato. ha litigato, e se ne è andato lunedì. Ma non credo sia colpa della comunità, o del litigio. Il problema è quello della regole: alzarsi alle otto del mattino, partecipare alle attività, diventare un ospite della comunità a tutti gli effetti: è questo che a P. non va.

E io non ho più intenzione di fare alcunché: il minimo, ecco. Gli appuntamenti con il CPS, sono questi. Vuoi andare a stare con tua zia, vai. Se le regole non ti stanno bene, io non posso fartele accettare per forza. Perché il problema è esattamente questo. P. non sopporta di rispettare regole che sono quelle che lui stesso decide. E io non posso imporgli di fare diversamente.

Per te

Silenzio. Stasera parlo io. Per una volta, tu dalla vita complicata e interessante, tu dalla bella voce che invoglia quasi sempre all’ascolto, tu che sai tante cose, taci. In realtà sto esagerando: tu spesso taci, e mi lasci spazio, solo che hai quella qualità di pensare a più cose nello stesso momento. E anche di essere tante cose nello stesso tempo. Forte eppure fragilissimo. Onesto eppure ambiguo. Bisognoso eppure indipendente e orgoglioso. Sei, soprattutto, strano. Io credo che tu abbia una qualità bellissima: sei capace di mentire a te stesso e a crederci e a non crederci nello stesso tempo. Così, nonostante ti sia confrontato con la morte più volte, nello stesso tempo ti credi immortale. E questo mi commuove, mi commuove fortemente. Sei imperfetto, e io ti amo.

Vorrei che non mi avessi messo quell’aut aut. Eppure quell’aut aut mi spaventa e, seppure non mi abbia fatto completamente desistere, fa sicuramente da deterrente. Parlo dell’uso di droga, e del fatto che ho promesso che da oggi, primo luglio duemiladiciannove, non snifferò più neanche una riga di coca.

Da qui, tu e tutti coloro che potrebbero leggere, capiranno che ho dei trascorsi, Ma è finita, o quasi finita.

Poi c’è il lavoro. Ho bisogno di cambiare lavoro. Devo preparare un cv come si deve, e cominciare a usarlo. Anche utilizzando LinkedIn per esempio, visto che da qualche parte ho letto che, se usato sapientemente, il social del lavoro può effettivamente aiutare. In ogni caso, dovrò prima o poi mettermi in moto. E adesso, con le ferie che si avvicinano, potrei anche trovare il tempo per prepararmi, prepararmi a mollare. In fondo, ho davanti a me ancora più di dieci anni di lavoro. Voglio trascorrerai dove sono ora? No. No. E poi no. Però per fare questo ho bisogno di rifare il mio cv, di adattarlo alle esigenze della ricerca di un lavoro meno specifico di quello che faccio ora. E poi devo scrivere una lettera motivazionale che sia in grado di attirare l’attenzione, di far soffermare lo sguardo di chi legge.

Eccomi qui, dunque: lavoro come assistente sociale, in un servizio specialistico, la tutela dei minori. Questo da 7 anni. Prima, per dieci anni, ho lavorato come assistente sociale in un servizio sociale di base, dove comunque mi occupavo principalmente di minori e adolescente, Prima ancora, per circa dieci anni, ho lavorato come operatrice sociale – un misto tra educatrice e assistente sociale e lavoratrice generica del sociale – in strada, in carcere, nel cosiddetto privato sociale. Lavoro in questo settore dal 1993, con pause tra il ’93 e il 96, e continuativamente dal 1997. Dunque lavoro dal circa 26 anni, ma i primi due o tre non proprio seriamente: part-time, con lunghe pause tra un lavoro e l’altro: tanto tempo per fare altro. Per guardarmi intorno, per studiare, per leggere, per drogarmi, per sperimentare diversi tipi di vita.