Dopo la telefonata, con il dolore che mi spezzava in due, con il dolore insopportabile che questo uomo riesce a procurarmi, ho pensato: cristo, ma non ho nessuno. Non posso chiamare nessuno per raccontare quello che è successo. Per raccontarlo a modo mio, con digressioni, e abbondanza di dettagli, e confusione e fatica. E avevo bisogno di dire quello che era successo. Avevo bisogno di dire che ancora una volta ero stata calpestata, insultata, svalutata, nel modo in cui lui riesce a fare, gelido, cattivo, rigido, con la parola “fine” stampata nella testa, con i pensieri già negativi, con quel suo insistere sull’errore, sul fatto che comunque le cose non erano andate secondo le nostre aspettative, che comunque era stato un errore: partire insieme non ci aveva reso più felici, ma ci aveva allontanati, delusi, e quindi ancora una volta sbagliati. E io che sentivo l’onda delle lacrime tagliarmi il respiro, io rispondevo quasi balbettando, cercando di difendere il nostro rapporto, sentendo la sua freddezza, la sua lontananza, il suo disprezzo, la sua cattiveria. E io che non sapevo bene cosa dire.

Non sapevo bene come rispondere: come dirgli che questo doveva essere il nostro tempo, e invece era stato il tempo degli altri, e il mio senso di colpa per volere il nostro tempo. Sapendo che per lui il nostro tempo non aveva – non ha – lo stesso valore che ha per me. Che il nostro tempo vuol dire entrare per un poco nella bolla e starci. Mi sono vergognata per questo mio desiderio, e mi sono sentita sbagliata per desiderarlo.

E lui che nulla ha detto per rassicurarmi, lui che con la voce tirata dall’antipatia rispondeva a malapena, e sottolineava con il suo modo di essere la mia mancanza: il mio essere asociale, il mio volere rifugiarmi dentro alla coppia, per quelle poche ore che ci erano concesse. Io che non ero stata all’altezza, che mi volevo ribellarmi alla presenza continua degli altri, come in realtà ci eravamo ripromessi prima di partire. Perché se due si amano vogliono del tempo per sè, giusto? non tutto il tempo, non sempre, ma talvolta, soprattutto ora, che ci si vede così poco. Viaggiavamo paralleli, e il suo pensiero mi martellava nella testa: non siamo fatti uno per l’altra, siamo sbagliati, non siamo compatibili.

Così poi lui questa mattina mi ha scritto scusandosi per la sua cattiveria, e io l’ho scusato, ma il problema resta. Certo che resta: non mi ama.

Un pensiero su “Non mi ama

  1. Non ti ama, mi dispiace ma è così! Io sono partita, ma il nostro viaggio ci ha uniti, siamo in terra straniera, soli, io e lui. Non dico che per tutti dovrebbe essere lo stesso, ma non opposto. Salvaguarda i tuoi sentimenti, il tuo esistere. Lui ti sta consumando. Consuma anche i tuoi anni. Prenditi cura ti te❤️

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